Organizzazione aziendale

venerdì 28 maggio 2010

Contro la crisi più cultura organizzativa

Non c’è alcun dubbio che per superare la crisi economica del nostro Paese risulti necessario ridurre fortemente il debito pubblico. Ciò tuttavia non basta! Bisogna anche e soprattutto che il Sistema Italia riesca a compiere un salto di produttività. Per far questo bisogna rendere le organizzazioni pubbliche e private del nostro Paese più adatte alle esigenze del mondo attuale in termini di posizionamento strategico, ruoli professionali e sistemi operativi di funzionamento.
Infatti, la parola crisi (dal greco Krisis) indica: “la separazione di una serie di fenomeni o di una maniera di essere da un’altra differente”. Questo significa che gli eventi economici e finanziari rappresentano solo la punta dell’iceberg di cambiamenti strutturali segnati da fattori quali: l’abbondanza e la velocità dell’informazione dell’era d’internet, il sorprendente sviluppo delle innovazioni tecnologiche in ogni settore, i processi d’internazionalizzazione e di globalizzazione dei mercati e delle società, l’allungamento della vita media e l’invecchiamento della popolazione, e via dicendo.
La vera sfida è organizzativa, culturale e manageriale. Non è quindi un paradosso sostenere che quello di cui si ha più bisogno nell’era attuale è il riferimento a un bagaglio sistematico e aggiornato di cultura organizzativa che consenta prima d’interpretare il mondo attuale e poi d’individuare le modalità di azione più opportune per affrontare le sfide.
In questa prospettiva la quarta edizione italiana del volume di Richard L. Daft costituisce un’opportunità importante. Infatti, il volume consente d’identificare in maniera sistematica le variabili che permettono alle organizzazioni di posizionarsi in un contesto in continua trasformazione, fornisce percorsi per lo sviluppo manageriale e contiene una grande quantità di casi di aziende e di istituzioni che sono riuscite ad affrontare e superare con successo cambiamenti organizzativi di grande e piccola scala legati a trasformazioni del loro ambiente.
Insomma la crisi attuale non è solo finanziaria, non è solo decadenza dei vecchi modi di pensare della popolazione e delle ideologie tradizionali. È anche dovuta a un forte deficit nel nostro Paese di cultura organizzativa. Infatti, in Italia hanno dominato, fino a non molto tempo fa, da un lato, il modello positivo della micro-impresa basata sull’idea di “un uomo solo al comando” insieme al racconto delle potenzialità infinite delle relazioni sociali informali nei distretti produttivi territoriali, e dall’altro quello, a torto o a ragione, negativo delle burocrazie pubbliche.
Oggi già molto è stato fatto riguardo alla diffusione di modelli culturali organizzativi, manageriali e professionali più complessivi ed evoluti. Ciò nondimeno molta strada rimane ancora da fare per sviluppare una cultura organizzativa all’altezza dei tempi e non c’è dubbio che il cammino debba iniziare dal riferimento ad un bagaglio teorico e pratico continuamente aggiornato entro le università e le business school.
Qui, a nostro avviso, sta l’importanza della pubblicazione in italiano, e del progressivo aggiornamento, di un manuale di riferimento come quello di Richard Daft. Saremo lieti di conoscere le vostre opinioni, esperienze, proposte.

Daniele Boldizzoni e Raoul C. D. Nacamulli

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